RESOLUTION: LA STUDY VISIT A GAGLIANO ATERNO
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Lasciata l’autostrada che corre parallela all’Adriatico, si inizia a penetrare nell’entroterra. Il paesaggio muta gradualmente, poi di colpo: pini marittimi e ulivi cedono il passo a una strada a tornanti, una gola profonda si apre sulla destra, piccoli paesi si susseguono in lontananza, uno dei quali arroccato su un crinale. Ciò che colpisce, prima ancora del borgo, sono le gru visibili tra i tetti. Le gru della ricostruzione post-sisma si stagliano contro il cielo come un promemoria permanente di una ferita che il territorio porta ancora addosso. All’arrivo a Gagliano Aterno, ciò che lascia senza parole non è tanto ciò che si vede, quanto ciò che non si sente: il paese è avvolto dal silenzio. Pochissime auto, nessun rumore di fondo. Un silenzio che potrebbe apparire vuoto e che invece, come si scoprirà nelle ore successive, è tutt’altro.
È in questo paese di poco più di 250 abitanti, in Abruzzo, che si è svolta la seconda study visit del progetto Erasmus+ RESOLUTION - Rural Empowerment and Strategic Opportunities for Young Leaders United Towards Innovation and Networking - capofila il GAL Gardavalsabbia, insieme a GAL Prealpi e Dolomiti, il Comune di Gagliano Aterno, Associazione Revival - Gruppo Giovani Dossena, GRW Sarntal, GAL Terre Vibonesi e Valentia Academy APS.
La prima tappa del percorso si era svolta a Feltre, ospitata dal GAL Prealpi e Dolomiti, con il tema dello Youth Raising: tra le attività, la presentazione dell’esperienza "Dai voce alla tua visione", realizzata dai GAL della montagna veneta nell’Anno Europeo della Gioventù, e una giornata guidata da Angela Moriggi con metodi creativi e visuali - dalle cartoline VERVE alle tecniche di coaching tra pari - per mappare bisogni, competenze e leve di cambiamento dei giovani amministratori. A Feltre era stato presentato anche A Brave Deal, il progetto del GAL Prealpi e Dolomiti che accompagna i giovani nell’ingresso in pubblica amministrazione attraverso alta formazione, tirocinio e specializzazione a Bruxelles, e i risultati della ricerca VERVE, secondo cui il nodo centrale dello spopolamento non è soltanto demografico, ma riguarda la perdita di visione e di immaginario sul futuro della montagna. A rappresentare il territorio del Garda e della Valsabbia era stata, in quella occasione, una giovane consigliera del Comune di Pertica Bassa. Per la tappa abruzzese, dedicata al Community Raising, il testimone è passato a una consigliera comunale di Casto, affiancata dal Sindaco di Dossena, Sindaca di Roncobello e Assessora di Santa Giustina.
A Gagliano Aterno il gruppo è stato accolto da Luca Santilli, sindaco, da Elisabetta, dipendente comunale attiva su tutti i fronti della vita del paese e da Caterina, che dal servizio civile è approdata al ruolo di Assessora comunale. Il venerdì mattina i lavori hanno preso avvio nel brolo del convento di S. Chiara, una struttura rigenerata dal Comune che oggi ospita i principali spazi a disposizione della comunità. Ad aprire i lavori è stato il sindaco, che ha ripercorso sei anni di amministrazione a partire da un’idea semplice e tutt’altro che scontata: puntare sulle persone - in particolare sui giovani e sulle competenze - come vero motore del territorio, anticipando le infrastrutture anziché attenderne l’arrivo. Santilli ha descritto l’avvio del suo mandato come un momento in cui la fiducia del paese nel proprio futuro era assai scarsa. La risposta è stata costruire un percorso che poneva al centro gli abitanti, evitando di calare soluzioni dall’alto senza accompagnamento. Tra i pilastri di questo percorso c’è la Communitas Gaglianis, un’assemblea di paese concepita per informare i cittadini e condividere le responsabilità legate alla rigenerazione. È in questo quadro che si inserisce il Progetto NEO, di neopopolamento: non tanto l’obiettivo di attrarre nuovi abitanti ex novo, quanto quello di dare forma istituzionale a flussi già esistenti, trasformandoli in un reale scambio di formazione, saperi e competenze tra chi arriva e chi resta. A inquadrare il fenomeno in una prospettiva più ampia è intervenuto Raffaele, antropologo culturale con anni di lavoro nelle comunità alpine. Ha descritto un doppio ancoraggio che caratterizza questi territori: da un lato il fatalismo, il "qua non si può fare niente"; dall’altro una domanda di montagna crescente, alimentata dal cambiamento climatico e dalle crisi sistemiche che inducono le persone a cercare alternative. È nell’incontro tra questi due sguardi - quello di chi il paese lo vive da sempre e quello di chi lo osserva dall’esterno - che, secondo Spadano, nasce la vera creatività culturale. Una delle osservazioni più incisive, rimasta a lungo tra i partecipanti, è stata questa: il cambiamento non avviene senza conflitto, e il compito di chi amministra non è evitarlo, ma istituzionalizzarlo, dargli uno spazio in cui possa essere affrontato. È stato questo, del resto, l’obiettivo delle assemblee cittadine. Spadano ha richiamato anche la distinzione tra spopolamento e decremento demografico, due concetti spesso impiegati nel dibattito sulle aree interne, ma frequentemente confusi. Il decremento demografico è un dato quantitativo - il saldo tra nati, morti, immigrati ed emigrati -; lo spopolamento è invece un fenomeno qualitativo: la perdita di saperi e di memoria collettiva. Una distinzione apparentemente semplice, ma che ha aperto riflessioni significative tra i partecipanti. A seguire, Giulia, geografa residente a Gagliano da alcuni anni, ha spostato il ragionamento su un piano più concreto, interrogandosi su cosa venga prima: gli spazi o le persone. Ha illustrato come la Communitas Gaglianis, nata come strumento dell’amministrazione per chiamare i cittadini a confrontarsi su temi definiti dall’alto, si stia oggi trasformando in qualcosa di più orizzontale, con incontri mensili e istanze proposte direttamente dagli abitanti. Con l’arrivo di nuovi residenti, ha riconosciuto, il processo si è complicato: sono emersi conflitti e difficoltà nel costruire una direzione condivisa. Una conferma che gli spazi, da soli, non bastano: occorrono anche strumenti formativi per abitare un’assemblea senza che questa si riduca a un semplice luogo di lamentela.
Nel corso della seconda parte della mattinata il gruppo, guidato da Caterina, ha percorso gli spazi che a Gagliano raccontano questa filosofia meglio di qualsiasi discorso. Le visite nascono da un lavoro di ricostruzione della memoria che non passa soltanto dagli archivi, ma dalle voci degli abitanti: per restituire il modo in cui i luoghi erano vissuti, sono stati ascoltati gli anziani del paese, raccogliendo racconti, ricordi e dettagli della vita quotidiana che hanno consentito una lettura più viva e stratificata del passato. La prima tappa è stato il Convento, riaperto a marzo 2025 dopo trent’anni in cui aveva ospitato il Corpo Forestale, di fatto sottratto alla vita comunitaria. Oggi accoglie un emporio, uno spazio di coworking, un ristorante e una sala conferenze. La sua rinascita non è un episodio isolato, ma il punto d’arrivo di un lavoro di lungo periodo: Gagliano è compresa nel cratere sismico aquilano, con un piano di ricostruzione approvato nel 2015 e risorse rilevanti. Quando nel dicembre 2023 sono giunti ulteriori fondi PNC (Piano Nazionale Complementare) è stato proprio il lavoro pregresso di ascolto e co-progettazione con gli abitanti a impedire che quelle risorse si disperdessero in interventi slegati tra loro. Il processo va anticipato rispetto alle infrastrutture, non viceversa. La seconda tappa è stata la Chiesa di San Rocco, l’unica delle nove chiese del paese ancora agibile, storicamente aperta solo per la festa del 16 agosto e per la Pasqua, punto di riferimento per tutta la valle. Qui è stata ripercorsa la storia del tiro al gallo, un rito medievale interrotto durante il ventennio fascista e mai più ripreso, fino alla sua reinterpretazione in chiave contemporanea. Il momento che ha lasciato l’impressione più duratura è stato tuttavia il terzo: l’incontro con Casey e Giovanni, una coppia di nuovi abitanti che vive a Gagliano Aterno da quattro anni. Insieme ad altri residenti hanno fondato l’associazione Melemarze, attraverso cui gestiscono la foresteria comunale e hanno avviato un centro estivo per bambini - con laboratori di cucina, orto e lezioni di inglese - e stanno ora lavorando alla firma di un patto di collaborazione con il Comune. Casey sta realizzando il progetto di aprire un forno in paese, e lo fa grazie alla trasmissione di saperi da parte delle donne del luogo, che le hanno insegnato a preparare pane e dolci secondo i metodi tradizionali. Vedere quegli spazi di persona - un forno che è al contempo laboratorio produttivo, luogo di trasmissione culturale e punto d’incontro tra chi è nato qui e chi ha scelto di fermarsi - ha reso tangibile ciò che il Progetto NEO persegue: non limitarsi ad attrarre nuove persone, ma generare un reale scambio di competenze, energie e visioni. La visita si è conclusa alla Foresteria, dove è stato introdotto il tema dei patti di collaborazione come strumento di governance partecipata degli spazi pubblici. Ed è a questo punto che il racconto si è allargato a un’altra storia: quella della comunità energetica rinnovabile avviata dal Comune nel 2021, tra le prime esperienze sperimentali di questo tipo in Italia. La scelta non nasce solo da ragioni economiche: l’obiettivo è democratizzare l’approvvigionamento energetico, sottrarlo alla logica delle grandi utility e restituirlo alla collettività come strumento di autogoverno.
Il sabato mattina ha spostato lo sguardo dal racconto del singolo paese a una dimensione più ampia, ospitando il convegno "Re-coding villages: turning vacancy into community", realizzato nell’ambito del Festival del New European Bauhaus, la rete europea che promuove progetti di rigenerazione sostenibile, bella e inclusiva dei luoghi in cui viviamo. Non è casuale che il convegno si sia tenuto proprio qui: Gagliano Aterno ha ricevuto il premio del New European Bauhaus nella categoria Boost Small Municipalities, un riconoscimento che ha fatto del paese una sede naturale per un confronto tra ricercatori, amministratori e operatori del settore. Moderato da Mauro Fontana del Politecnico di Torino, il panel ha riunito Silvia Cafora (Università di Bergamo), Alessandro Coppola (Politecnico di Milano), Sara Donati, Sara Pilia (ARCI Nazionale), Annalisa Spalazzi (Progetto NEO) e Marianna Stori (Ufficio Speciale Ricostruzione dei Comuni del Cratere), affrontando i temi del riuso degli spazi vuoti, della frammentazione della proprietà privata e della sostenibilità di lungo periodo delle politiche di rigenerazione. Dal confronto è emersa una convergenza netta, che ribadiva la stessa lezione illustrata dal sindaco il giorno precedente: il problema non è tanto recuperare gli edifici vuoti, quanto costruire le condizioni che rendano sostenibile l’abitare in queste aree.
La visita a Gagliano Aterno ha avuto il valore di una controprova: le idee al centro dei tavoli di RESOLUTION - il dialogo tra giovani e istituzioni, la creazione di spazi di partecipazione strutturati, i futuri Consigli Giovanili Rurali - non sono esercizi teorici, ma processi che qualcuno, in un paese di poche centinaia di abitanti, ha già tentato di costruire, con gli errori e i conflitti che ciò inevitabilmente comporta. Ripercorrendo al ritorno la stessa strada a tornanti dell’andata, quel silenzio che all’arrivo era parso vuoto si è rivelato, al contrario, denso di voci: quelle di un sindaco, di un antropologo, di una geografa, di una giovane coppia, di amministratori e ricercatori che da angoli diversi d’Italia cercano di rispondere alla stessa domanda - cosa posso fare di più?
Il prossimo appuntamento del progetto sarà a settembre, a Dossena, piccolo comune della Valle Brembana in provincia di Bergamo, dove ad attenderci sarà la storia della cooperativa di Comunità “I Rais”.






























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